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Barbara Celani Psicologa Clinica e di Comunità

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SESSUALITA’ E HANDICAP VISIVO: PARLIAMONE

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Questo titolo risulterà probabilmente provocatorio. Se già la parola Sesso da sola basta a sollevare turbamenti, spesso carichi di ipocrisia, possiamo immaginare le reazioni suscitate dall’accostamento della stessa con la parola Handicap.
Quanti si armano di teorie e moralismi per non ammettere che le relazioni affettive e sessuali fanno parte integrante delle persone disabili come di qualsiasi individuo?
La sessualità del portatore di handicap non è diversa da quella del normodotato, sarebbe dunque sbagliato  tentare di rimuoverla come se questa non esistesse. Eppure, salvo iniziative, spesso valide ma sporadiche, il tema delle relazioni affettive e sessuali delle persone handicappate sembra essere tutt'oggi tabù e tra tutti i problemi che questa popolazione ha, quello delle esigenze affettive e sessuali è forse tra i più trascurati. Da una parte si creano per le persone disabili interventi di integrazione e socializzazione, dall'altra si effettua la loro castrazione morale (Pesci, 1983).
Molti dei nostri atteggiamenti verso i disabili sono pregiudizi: l’etichetta di “handicappato” spesso connota l’individuo nella sua totalità, non lasciando spazio alle peculiarità e alla soggettività, limitando l’espressione delle stesse e rafforzando, in una sorta di circolo vizioso, lo stereotipo di persona senza desideri, senza una personalità propria e condannata ad una esistenza triste, all’insegna delle limitazioni e delle rinunce.
Ma se, da una parte, la necessità di attenzione a questo importante aspetto è auspicabile, dall’altra è fondamentale che non sfoci in morbosa curiosità e in congetture fantasiose perlopiù caratterizzate da ignoranza, come spesso accade. Tali credenze sono legate, ad esempio, all’idea di “pace dei sensi”o alla presunta “asessualità” che caratterizzerebbe la vita dei disabili: nel caso dei non vedenti poi, l’argomento è ancor più pervaso da un alone di mistero e di convinzioni prive di fondamento (ad esempio, l’esistenza di un “sesto senso”).
Non si può negare la presenza di peculiarità nello sviluppo della sessualità dei ciechi, i quali non possono contare sulla fonte di informazioni più immediata e ricca: la vista.
Ciò influisce sulla costruzione della propria immagine corporea e sul concetto di “differenze” con il sesso opposto. Influirà anche sulle modalità di comunicazione, su quelle interpersonali e sulle scelte dei partner. I giovani vedenti imparano molte cose casualmente, attraverso figure, riviste illustrate, televisione ecc. ma i coetanei non vedenti non hanno queste possibilità. E’ importante quindi aiutare i ragazzi nella conoscenza del proprio corpo e dei suoi cambiamenti e aiutare le famiglie ad affrontare la questione “sesso” con serenità e consapevolezza.
Se invece, come spesso accade, già all’interno delle famiglie, vigono disagio e tentativi di repressione e di condanna, tutto diventa ancora più difficile, alimentando difficoltà e stereotipi negativi.
Può capitare che tali tentativi giungano, non solo dai familiari, ma anche da parte di chi assiste i bambini e i ragazzi: quando il contesto socio-familiare assume un atteggiamento repressivo nei confronti del desiderio, in generale ed in particolar modo del desiderio sessuale, i risultati in genere sono pessimi, perché, non sempre si tratta soltanto di inibizioni, ma a volte emergono distorsioni più profonde sul piano dello sviluppo della personalità: si possono organizzare dei veri e propri conflitti, che possono condurre a delle esperienze sessuali vissute in maniera non sana, con forme di ambivalenza spesso pericolose. Da un lato, infatti, si tende a ricercare il piacere, dall’altro si vive il senso di colpa e, nei casi più gravi, una sensazione di estraneità rispetto a questo piacere, quasi che vi sia un’impotenza, un’incapacità nell’organizzare tale aspetto nella rappresentazione di se stessi (Mazzeo, 1995).
A questo punto non si può negare l’importanza dell’educazione sessuale,sia per i bambini che per le famiglie (o comunque di un dialogo aperto), la quale dovrà essere il più possibile precoce e improntata sulla chiarezza e adattarsi alle modalità sensoriali di cui il bambino dispone. Molto si è fatto e si sta facendo, grazie, ad esempio, all’ausilio di modelli e plastici, adatti all’esplorazione tattile, utilizzati tra l’altro nell’educazione sessuale, ma molto si può ancora fare.
Innanzitutto smetterla con i moralismi, dare maggior risalto al diritto del disabile ad avere una vita piena e soddisfacente, sotto tutti i punti di vista, anche quelli più imbarazzanti, evitare di negare l’evidenza e di far finta di non vedere, di non sapere, di non capire…
“La cecità non è la morte” (Henry, 1944), ma una realtà tra migliaia possibili, della quale bisogna prendere atto, in tutte le sue sfaccettature, piuttosto che subire passivamente le relative conseguenze e permettere all’ignoranza di amplificare la portata delle difficoltà che già, inevitabilmente, il non vedente sperimenta.



Barbara Celani




Riferimenti bibliografici

•    L.B. (1995), Avvicinarsi all’amore. Lo psicologo Mario Mazzeo parla di temi sessuali. Corriere dei Ciechi, N° 37/95.
•    Henry P. (1944), La vue des aveugles. Biblioteca Italiana per Ciechi, Regina Margherita, Onlus, Roma.
•    Pesci C. (1983), Sesso negato C.D.H. Bologna N° HP 1-2/83.

Ultimo aggiornamento Sabato 25 Settembre 2010 21:33  

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