Consulenza e Sostegno Psicologico a Roma

Barbara Celani Psicologa Clinica e di Comunità

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home Articoli SCUOLA E DISABILI: UN SECOLO DI CAMBIAMENTI

SCUOLA E DISABILI: UN SECOLO DI CAMBIAMENTI

E-mail Stampa PDF
Votazione Utente: / 14
ScarsoOttimo 


L’integrazione scolastica degli alunni disabili è comunemente considerata fondamentale per una loro effettiva integrazione sociale.
Essa, infatti, sia intesa come normalizzazione omologante, sia come processo di cambiamento, rappresenta una occasione irripetibile per un completo e armonico sviluppo della personalità dell’alunno disabile, e quindi, per una sua reale partecipazione alla vita sociale.
Il presupposto di base dell’integrazione scolastica è che tutti gli studenti, compresi quelli disabili, siano membri a pieno diritto della comunità e della classe.
Questo concetto implica che l’aula della scuola comune sia modificata per adeguarsi a tutti gli studenti, e che offra servizi particolari a tutti gli alunni al suo interno (Banchetti, 2004).
Le moderne tecnologie disponibili, se correttamente usate sono in grado di limitare gli effetti negativi e di compensare i deficit personali che la disabilità comporta (Colombo, 2003).
La normativa italiana è largamente considerata come la più avanzata d’Europa, ma è altrettanto vero che, in concreto, essa è ampiamente disattesa (Pavone, 2004). Proponiamo, di seguito, un rapido excursus delle tappe legislative relative alle normative italiane in merito.

•    Fine ‘800, inizio ‘900: l’integrazione degli alunni ciechi nella scuola ordinaria viene intuita come esigenza pedagogica da Romagnoli, il quale, concepisce per primo un intervento educativo e scolastico finalizzato a promuovere l’integrità umana del bambino cieco, ricercando il modo più efficace per lo sviluppo delle potenzialità. L’integrazione dei ciechi nel contesto scolastico e in quello sociale, avviata dallo stesso Romagnoli, si fonda essenzialmente sul principio dell’autoriscatto, che risulta necessario ai fini di una effettiva integrazione, oltre ad una parallela trasformazione della scuola e della società (Tioli, 2003).

•    1923: la Riforma Gentile (cfr. regio decreto 3126/1923) sancisce l’educazione separata. I ciechi e gli ipovedenti devono frequentare le scuole elementari e talvolta le medie, in istituti specializzati che forniscono personale specializzato, sussidi didattici specifici e la possibilità di confrontarsi continuamente con altri ragazzi affetti dalla stessa minorazione, ma comportano lo sradicamento del bambino dal suo ambiente familiare e sociale e la mancanza di confronto con i coetanei vedenti (Baldeschi, 2004).

•    Fine anni 60, inizio anni 70: si inizia a sperimentare l'inserimento dei bambini ciechi nelle scuole comuni. Questa legge (118/71), che presenta un atteggiamento di fiducia nel recupero sociale e personale del portatore di disabilità, che si ritroverà anche nelle leggi successive, dispone i primi interventi concreti (trasporto gratuito, abbattimento della barriere architettoniche, assistenza materiale nei casi più gravi). (Attualmente, in Italia le uniche scuole speciali annesse ad istituti sono quella di Palermo e quella di Assisi, specializzata nell’educazione dei bambini ciechi con minorazioni aggiuntive).

•    1975: il DPR 970 introduce nell’ordinamento giuridico la figura dell’insegnante di sostegno, preparato nelle tecniche didattiche differenziali idonee al trattamento delle diverse forme di disabilità, che deve essere presente in classe per aiutare l'alunno nello svolgimento delle normali attività didattiche e svolgere le ulteriori attività richieste dalla specifica minorazione. Tale insegnante deve essere fornito dalla scuola stessa e deve poter usufruire di un processo di formazione e di aggiornamento continui.

•    1976: con la legge 360, si dà agli alunni disabili la possibilità di scegliere la scuola speciale o la scuola comune.

•    1977: con la legge 517 si sancisce il principio dell’integrazione nella scuola ordinaria, di tutti i bambini in difficoltà, fin dalla scuola materna e si dispongono interventi concreti per l’integrazione nella scuola dell’obbligo. Tale principio però presenta modalità di attuazione piuttosto incerte, soprattutto per ciò che riguarda la formazione degli insegnanti di sostegno e l’uso di appositi sussidi didattici.

•    1987: La normativa, fino alla sentenza n. 215/87 della Corte Costituzionale, riesce ad evidenziare i tratti essenziali del diritto all’integrazione per i portatori di disabilità, che però ancora non è unanimemente riconosciuto. Con tale sentenza si afferma tale diritto, pieno ed incondizionato, esteso non solo alla scuola dell’obbligo, ma alle scuole di ogni ordine e grado.

•    1992: con la Legge-quadro sull’ Handicap n. 104, l’integrazione è finalizzata alla crescita degli alunni in autonomia sotto i profili degli apprendimenti, utili per l’integrazione sociale, della comunicazione interpersonale, della socializzazione, degli scambi relazionali e dell’accettazione. Si stabiliscono nuovi e concreti strumenti, la diagnosi funzionale, gli accordi programma, il Gruppo di Lavoro Interistituzionale Provinciale (GLIP), composto da docenti, operatori dei servizi sociali e genitori, incaricato di programmare le attività idonee all'integrazione del bambino, il Piano Educativo Individualizzato (PEI): documento elaborato dal GLIP contenente gli obiettivi scolastici che si vogliono perseguire e gli strumenti che verranno impiegati.

•    1997: la legge 314/425 esplicita il diritto a partecipare agli esami di Stato finali.

•    1999: la legge n. 9 estende anche agli alunni disabili il diritto all’innalzamento dell’obbligo scolastico.

•    2003: la legge n. 53, voluta dal Ministro Moratti, esplicita, fra i principi cui dovranno attenersi i decreti delegati, quello concernente l’integrazione scolastica degli alunni con handicap, richiamando espressamente la legge 104/92 e la Sentenza 215/87. Di questa risulta importante l’accento posto sulla “formazione iniziale degli insegnanti” e sull’importanza dell’informatica. La riforma è in linea con i principi della legge 104/92; ma, purtroppo, troviamo alcuni punti deboli, come le scarse risorse economiche e la diminuzione degli insegnanti di sostegno. La legge prevede un periodo di due anni, per testare, per sperimentare la validità dell'impostazione del sistema, oltre ad altri 18 mesi, per apportare eventuali ulteriori correttivi (Tioli, 2004).

•    2004: A conclusione dell’Anno Europeo del Disabile (2003), è stata varata la Legge Stanca, n. 4/2004, che detta disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici. Essa mira al superamento del cosiddetto “digital divide”, ovvero delle barriere digitali limitanti l’accessibilità alle nuove tecnologie informatiche alle categorie svantaggiate (Piscitelli, 2004). La grande novità consiste nell’aver esteso il concetto di accessibilità anche agli strumenti didattici e formativi, utilizzati e utilizzabili nelle scuole di ogni ordine e grado. Oggi il computer non risulta più inaccessibile ai non vedenti, grazie ai software di sintesi vocale e alla barra Braille.

•    2004: con il D.Lgs. n. 286, coerentemente con i contenuti della riforma Moratti, si istituisce il “Servizio nazionale per la valutazione del sistema educativo” addetto alla valutazione dei livelli di apprendimento e dell'offerta formativa.

•    2005: in linea con i principi contenuti nella Legge Moratti, viene emanato il D. Lgs. 15 aprile 2005, n. 77, recante le norme di disciplina dell'alternanza scuola-lavoro. L'istituzione scolastica o formativa, progetta, attua, verifica e valuta i percorsi in alternanza, sulla base di apposite convenzioni con imprese, camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e con gli enti pubblici e privati e del terzo settore.Viene offerta anche agli studenti disabili la fruibilità di tale opportunità. L'art. 4 del decreto legislativo, precisa, in proposito, che per i soggetti disabili i periodi di apprendimento mediante esperienze di lavoro devono essere dimensionati, in una sinergia scuola-realtà formativa, in relazione al profilo funzionale e al piano educativo individualizzato, in modo che attraverso questa scelta sia in ogni caso possibile promuovere l'autonomia e la sua conquista ai fini dell'inserimento nel mondo lavorativo (Piscitelli, 2005).



RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Baldeschi M. (2004), Elementi di tiflopedagogia e tiflodidattica. Boso Editore, Firenze.
Banchetti S. (2004), L’integrazione dei fanciulli minorati della vista. Storia, problemi, prospettive. In: Tiflologia per l’Integrazione,  anno 14, n. 1.
Colombo P. (2003),  Aspetti normativi nazionali e regionali in materia di assistenza scolastica e di attività integrative extra e parascolastiche. In: Tiflologia per l’Integrazione, anno 13, n. 3.
Pavone M. (2004),  L’integrazione degli studenti disabili in Europa. Editoriale. In: L’integrazione Scolastica e Sociale,  vol. 3 n. 1, Erickson, Trento.
Piscitelli P. (2004), Legge Stanca e Riforma Moratti: punti di intersezione. In: Tiflologia per l’Integrazione, anno 14, n. 2.
Piscitelli P. (2005),    Nasce il Servizio Nazionale di Valutazione del Sistema Scolastico. In: Tiflologia per l’Integrazione, anno 15, n.1.
Piscitelli P. (2005),    Alternanza scuola-lavoro anche per i disabili. In: Tiflologia per l’Integrazione, anno 15, n.3.
Tioli E., (2004), Rielaborazione di un intervento al convegno "Alunni con disabilità visiva nella scuola in via di trasformazione", Reggio Calabria, 6 novembre 2004. In: Tiflologia per l’Integrazione, anno 15, n.4.

Dott.ssa Barbara Celani
Ultimo aggiornamento Venerdì 24 Settembre 2010 00:02  

Notizie flash