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Barbara Celani Psicologa Clinica e di Comunità

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LA SCUOLA E I BAMBINI NON VEDENTI

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 Il percorso educativo nella scuola costituisce un’esperienza di vita che coinvolge tutti i soggetti per un tempo molto lungo, coprendo gran parte del periodo evolutivo, andando spesso anche oltre, lasciando tracce profonde nella vita di ognuno, nel bene e nel male. La scuola è molto importante per ciò che riguarda la crescita psicologica e la formazione e può dare un grande contributo anche al consolidamento e funzionamento dell’Io.

Gli scopi della scuola, mirati a favorire l’apprendimento, lo sviluppo emotivo, il contenimento, la crescita morale, l’esperienza dell’altro, il senso del gruppo, di fatto comprendono tutte le aree di funzionamento dell’Io. Attraverso un Io sufficientemente maturo è possibile prendere contatti con gli stati emotivi, contenerli senza esserne travolti, anche se questa funzione si acquisisce nel corso degli anni ed è inizialmente svolta dall'ambiente.

La scuola, come campo relazionale, può essere il luogo dove processi emotivi problematici possono maturare e trovare risoluzione.

Gli insegnanti e il gruppo classe possono favorire la maturazione del singolo, sia normodotato che portatore di molteplici disabilità.

La frequenza scolastica, soprattutto l’ingresso a scuola nei primi anni e nei vari passaggi da un livello all’altro, comporta uno sforzo adattivo da parte del bambino, che può anche trovare difficoltà nell’organizzazione cognitiva e psichica. (Chiarelli, 2003).

Affinchè‚ il processo educativo risulti proficuo e consenta al soggetto di esprimere al meglio le proprie potenzialità, il bambino deve giocare, lavorare e crescere insieme agli altri ed avere l'opportunità di raggiungere, secondo le proprie possibilità (come d'altra parte avviene per tutti) gli stessi obiettivi. Decenni di impegno educativo a favore dei ciechi e degli ipovedenti hanno dimostrato che non vi sono traguardi educativi preclusi ai ciechi e agli ipovedenti, in quanto tali, a condizione che i procedimenti seguiti con loro siano adeguati alle loro reali necessità.

(Tioli, 2004)

E’ importante che la scuola si rivolga a diversi ambiti: in particolare, relativamente agli alunni non vedenti della scuola per l’infanzia, risultano importanti la conoscenza dello spazio e del tempo, i primi fondamenti di orientamento e mobilità, la consapevolezza e l’accettazione della propria disabilità, lo sviluppo e affinamento delle sensorialità residue, la conoscenza del proprio corpo e correzione di eventuali posture anomale, la correzione di anomalie linguistiche (come l’uso della terza persona singolare invece della prima), le prime attività manuali di modellazione.

Per quanto riguarda i possibili obiettivi della scuola elementare troviamo, tra gli altri, la lettura e scrittura autonoma attraverso un approccio al Braille, i primi approcci agli ausili tiflodidattici e tifloinformatici, l’avvicinamento alle tecniche di calcolo mentale, i primi esercizi di mnemotecnica, le prime misurazioni dello spazio, i fondamenti di autonomia, la verifica ed eventuale incentivazione della sensibilità musicale, le attività manuali di educazione all’immagine (piegatura della carta, incollatura, taglio ecc.) (Bongi, 2002).

E’ importante comprendere, in senso empatico, i bisogni del bambino, oltre che conoscerli in senso razionale, solo così può essere realmente condivisa l'esperienza educativa. Qualunque alunno, se percepisce di essere compreso nel suo modo d'essere, sarà più motivato ad adattarsi alla realtà scolastica.E' importante che i genitori e gli insegnanti favoriscano la piena integrazione del bambino, lasciando che partecipi ai giochi con gli altri bambini, ma anche aiutando i vedenti a cogliere la differenza di cui è portatore il non vedente, i suoi limiti, ma soprattutto le sue potenzialità. Per evitare che il bambino cieco abbia come unico modello di riferimento i coetanei vedenti è opportuno che vengano favorite delle occasioni di incontro con altri ragazzi non vedenti.

Secondo Banchetti (2004), uno degli ambiti sui quali può maggiormente influire la mancata correzione degli effetti della cecità, è quello affettivo, cioè tutta la vasta area del mondo emozionale. Sull’educazione affettiva del bambino cieco incombono dei rischi, riconducibili al senso di colpa dei genitori, al sentimento di angoscia, di frustrazione, ai conflitti inconsci, all’iperprotezione e al suo opposto.

Delle specifiche esigenze del bambino e del suo grado di cecità, l’insegnante deve saper tener conto, poiché altrimenti le insufficienze cognitive si  potrebbero riverberare nella sfera affettiva, provocando una personalità apatica o aggressiva, o comunque chiusa in una sorta di abbandono a se stessa.

Quindi per l’educazione integrale del bambino cieco, non basta che gli si faccia apprendere l’uso tecnico della strumentazione tiflologica, né è sufficiente curare la sfera intellettuale, come già avveniva nelle migliori scuole speciali, ma occorre un’educazione che si rivolga a tutta la persona, nella sua integralità. Nella scuola le discipline non dovrebbero essere considerate solo il fine dell’apprendimento, bensì gli strumenti attraverso i quali la persona si forma. Un cieco deve essere formato nel rispetto della sua condizione sensoriale, della didattica che ne consegue e nella consapevolezza delle sue effettive limitazioni.

Occorrerà uno sforzo maggiore per rendere possibile tutto questo, soprattutto per quanto riguarda le informazioni alle famiglie, la preparazione dei docenti, la distribuzione e la corretta utilizzazione dei libri in Braille e delle altre tecnologie disponibili.

 

 Barbara Celani

 

 

 

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

 

Banchetti S. (2004), L’integrazione dei fanciulli minorati della vista. Storia, problemi, prospettive. In: Tiflologia per l’Integrazione, anno 14, n. 1.

Bongi M. (2002), Una scuola a portata di… mano. Elena Morea Editore. Torino.

Chiarelli R. (2003), Il ruolo dell’esperienza scolastica per il funzionamento dell’Io del bambino non vedente, ipovedente o con minorazione aggiuntiva. In: Tiflologia per l’Integrazione, anno 13, n. 1.

Tioli E., (2004), Rielaborazione di un intervento al convegno "Alunni con disabilità visiva nella scuola in via di trasformazione", Reggio Calabria, 6 novembre 2004. In: Tiflologia per l’Integrazione, anno 15, n. 4.

 

 


                       

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 24 Settembre 2010 00:02  

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